mercoledì 27 febbraio 2013
mercoledì 13 febbraio 2013
La visita guidata della quinta giornata
Sabato 23 febbraio 2013
Ore 11,00: Il Medioevo corre sull’acqua: Visita
guidata alla Basilica di Santa Maria di Calvenzano a Vizzolo Predabissi
(MI). Costo 5 euro. Ritrovo davanti all'ingresso.
La chiesa fondata nel sec. XI o all'inizio del XII dai Cluniacensi in
parallelo all'avvio della bonifica dei terreni circostanti, sorge, con
l'annesso complesso conventuale ricostruito nel XVII-XVIII, sul luogo
ove secondo una tradizione sarebbe stato giustiziato Severino Boezio
(524). Il materiale usato è il cotto della tradizione lombardo-padana,
disposto a spina di pesce, con inserimenti di materiali di recupero,
probabilmente da costruzioni romane. Sulla facciata tardoquattrocentesca
spicca il portale che reca, con altri raffinati rilievi ornamentali,
scene della vita di Gesù di scultore comasco con influssi borgognoni
(primo quarto sec. XII). Grandi arcate sostengono il fianco libero,
mentre delle antiche absidi sopravvivono solo quella centrale e la
sinistra, ritmate da lesene e da archetti pensili. L'interno, a tre
navate divise da pilastri, ha nella calotta dell'abside maggiore un
affresco (Madonna incoronata dal Figlio, santi e arcangeli) di pittore
lombardo di metà '300 sensibile agli influssi bizantini e riminesi. Nel 1999, dopo i restauri iniziati nel 1995, la basilica dedicata a Santa Maria di Calvenzano viene riaperta al culto.
La visita sarà curata dall'associazione In Agro Calventiano.
lunedì 21 gennaio 2013
La visita guidata della quarta giornata
Sabato 15 dicembre 2012
Ore 11,00: Il Medioevo
corre sull’acqua. Visita guidata al Castello di Maccastorna (LO). Costo:
5 euro. Ritrovo davanti all’ingresso.
La nascita della Rocca risale alle lotte tra Guelfi e Ghibellini
cremonesi: fu fondata dai Ghibellini intorno al1250 che la usarono come
rifugio nel 1270, dopo essere stati sconfitti e costretti alla fuga dai
Guelfi. Dopo un assedio durato un anno, la Rocca fu conquistata,
saccheggiata, distrutta ma subito riedificata. Nel secolo seguente passò
ai Vincimala, cui subentrarono poi i Visconti. Nel 1385 fu venduta da
Bernabò Visconti a Guglielmo Bevilacqua, esponente di una potente
famiglia veronese, come regalia per meriti di guerra. I Bevilacqua
tennero il feudo e la Rocca fino alla fine dell'Ottocento, ad eccezione
di un breve periodo nel XV sec. durante il quale si verificò l'episodio
più famoso legato alla Rocca. Nel 1406 venne donata a Cabrino Fondulo da
Carlo Cavacabò, signore di Cremona. Desiderando impossessarsi della
città, il Fondulo invitò Cavalcabò e alcuni suoi familiari nel maniero e
nottetempo li uccise tutti a tradimento, divenendo in tal modo il
padrone di Cremona. Le leggende parlano dei fantasmi degli uccisi che si
aggirano nel Castello chiedendo vendetta. Se Cabrino Fondulo è passato
alla storia come uomo sleale e sanguinario, è al suo nome che sono
legati i maggiori interventi sulla Rocca. Infatti dotò il complesso di
otto torri, quattro angolari e quattro al centro di ogni lato, mentre
abbellì l'interno facendo affrescare varie sale. Attualmente la Rocca,
sede dell'Azienda Agricola Biancardi e si presenta in buono stato di
conservazione. Delle otto torri ne rimangono tre sul lato settentrionale
e una al centro del lato meridionale. Sono presenti le mura merlate, il
rivellino dove una volta vi era il ponte levatoio e il fossato che
conserva parte degli spalti originari.
La visita, condotta dallo storico Davide Tansini, proseguirà alla volta di Pizzighettone (CR).
I signori di Milano provvidero nel tardo Medioevo e nel primo Rinascimento
a trasformare Pizzighettone – cittadina situata sul fiume Adda, fra
Cremona, Lodi e Piacenza – in una testa di ponte fortificata volta a
difendere e controllare il Cremonese ed il basso córso del fiume: un
caposaldo strategico, anzi, una vera e propria «città da guerra», munita di torri, cinta muraria, castello e rocchette. Pur inglobate entro successivi restauri e trasformazioni – la piazzaforte rimase attiva sino al XIX secolo, oltre l’Unità d’Italia – le edificazioni viscontee costituiscono il fondamento ancór oggi riconoscibile di uno déi principali presidî un tempo esistenti in Lombardia e nella Pianura Padana.
sabato 12 gennaio 2013
mercoledì 21 novembre 2012
La visita guidata della terza giornata
Sabato 15 dicembre 2012
Ore 11,00: Il Medioevo corre sull’acqua: Visita guidata alla Chiesa di Sant’Andrea in Via Agnese Pasta a Melzo (MI). Costo 5 euro. Ritrovo davanti all'ingresso. La costruzione della Chiesa di Sant'Andrea a Melzo risale ad un periodo compreso tra l'XI e il XII secolo. La prima citazione in un documento della chiesa è relativa ad un atto del 1025, ed è da considerarsi la data più antica ritrovata. Negli anni 60 la chiesa fu recuperata come bene ecclesiastico e si provvide alle prime opere di restauro che, nonostante il grave dissesto dell'edificio, permise negli anni successivi il recupero sia strutturale (rifacimento pavimento, tetto, campanile, ecc.) che pittorico (affreschi). Ultimamente, grazie all'associazione "Amici di S. Andrea", si é quasi ultimato il recupero degli affreschi, alcuni dei quali probabilmente appartengono alla scuola di Leonardo da Vinci.
Ha una pianta rettangolare, con navata, muri di pietra e originario stile gotico-lombardo che si trasforma in barocco nel Settecento. Gli affreschi sono della fine del Quattrocento.
Nella chiesa di Sant'Andrea, Bernardo Zenale (Treviglio, 1463/1468 – Milano, 1526) realizzò con Bernardino Butinone (Treviglio, 1450 circa – notizie fino al 1510 circa) il trittico dell'Immacolata Concezione
con gli offerenti a destra santa Caterina d'Alessandria, a sinistra san
Girolamo. I committenti identificati dalla loro simbologia sono Caterina Sforza Riario figli di Galeazzo Maria Sforza, e il marito Girolamo Riario. La loro presenza rievoca la congiura contro Galeazzo Maria Sforza del 1476, riproposta nella cappella Grifi e realizzata da Zenale e Butinone nella chiesa di San Pietro in Gessate.
Manca la documentazione che attesti l’incarico della realizzazione
della maggior parte degli affreschi in Sant’Andrea. Ma può essere fatto
un nome: Bernardo Zenale. Partendo da una citazione del Vasari, che lo
indica come amico di Leonardo da Vinci durante il suo soggiorno a
Milano. Confronti tra opere di sicura attribuzione allo Zenale e gli
affreschi della chiesa di Melzo evidenziano molte similitudini
stilistiche, ma in qualche scena dipinta in Sant’Andrea, la mano risulta
più abile.
martedì 20 novembre 2012
lunedì 12 novembre 2012
La visita guidata della seconda giornata
| Il Castello di Bereguardo in una stampa ottocentesca |
Sabato 17 novembre 2012
Ore 11,00: Il Medioevo corre sull’acqua. Visita guidata al Castello Visconteo di Bereguardo (PV). Costo 5 euro: Ritrovo davanti all’ingresso.
L´origine di Bereguardo è oscura nel tempo, non avendo dati certi del
luogo ma, con probabilità, fu possesso del Vescovo di Pavia. Nel 1300
Luchino Visconti lo dotò di un Castello.
Il suo nome risente chiaramente dell´influenza della letteratura francese, italianizzando il nome francese di «Bel-Regard» (“Bello Sguardo”) in Bereguardo.
Il Castello, rimasto possesso dei Visconti, servì, più che per scopi guerreschi, come Villa Ducale, resa più attraente per annessione di una superba riserva di caccia, unitavi dal Duca Gian Galeazzo Visconti, con un decreto del 16 febbraio 1386, che estendeva a tutto il territorio del Ticino, allora ricchissimo di fitti boschi e selvaggina di ogni sorta come cinghiali, cervi, caprioli, daini, etc.
Il suo nome risente chiaramente dell´influenza della letteratura francese, italianizzando il nome francese di «Bel-Regard» (“Bello Sguardo”) in Bereguardo.
Il Castello, rimasto possesso dei Visconti, servì, più che per scopi guerreschi, come Villa Ducale, resa più attraente per annessione di una superba riserva di caccia, unitavi dal Duca Gian Galeazzo Visconti, con un decreto del 16 febbraio 1386, che estendeva a tutto il territorio del Ticino, allora ricchissimo di fitti boschi e selvaggina di ogni sorta come cinghiali, cervi, caprioli, daini, etc.
| "Bifora" decorata in cotto con davanzale |
In quell´anno era Castellano di Pavia Matteo Marcagatti di Bologna, detto il Bolognino il quale, indotto da Agnese Del Maino, consegnò Pavia al Conte Sforza e questi, per l´aiuto avuto, rimunerò il Bolognino col titolo di Conte e col soprannome di Attendolo, e gli donò il Castello di Bereguardo.
Questa possessione rendeva in quel tempo alla camera Ducale 900 ducati e, dopo quella del Parco di Pavia e del Castello di Settimo, era la maggiore di tutte le possessioni ducali nel territorio pavese.
Essendo in quel tempo rimasta trascurata la caccia, la selvaggina era talmente cresciuta, che fu accordata la facoltà a chiunque di ucciderla nel territorio.
Il primo di aprile del 1450, essendo Francesco Sforza diventato Duca di Milano, revocò la donazione di Bereguardo al Bolognino, e la volse a favore del Conte Giovanni Tolentini della Stacciola, del Ducato di Urbino, suo capitano e consigliere ducale, al quale diede in sposa la propria figlia naturale Isotta Sforza, conservando però a sé stesso una parte dei diritti feudali.
Il Conte Giovanni Mauro da Tolentino tenne il feudo di Bereguardo dal 1450 al 1470, anno di sua morte.
Memorie dei Tolentini in Bereguardo sono il Canale Ticinello, poi chiamata Roggia Tolentina, e le Cascine Tolentine (Cascina Grande, Cascina Conca, etc).
Nel 1374 si ha memoria documentata del Porto, o passaggio sul Ticino, consistente in un ponte di barche, o più frequentemente di una semplice nave girante dalle due rive, per trasporto dei passeggeri.
Era uno degli undici porti costruiti sul Ticino, il quinto da valle a monte. Nelle vecchie carte geografiche e documenti, era chiamato di Bereguardo, di Parasacco, della Zelata, del Pissarello ed anche di Garlasco. Per la sua importanza commerciale militare, nel 1378 fu fortificato, e sostituito nel 1449 da un ponte di barche dal Duca Francesco Sforza, per transito e poi sostituito da un ponte in chiatte stabile, qui trasferito dalla Becca sul Po.
Venuta meno la sua ragione difensiva, fu assai rimaneggiato e anche notevolmente danneggiato nei secoli successivi. Una serie di restauri negli anni '80 a opera del Comune su progetto degli archittetti Rizzini e Carminati, lo hanno rivitalizzato e valorizzato.
lunedì 22 ottobre 2012
venerdì 5 ottobre 2012
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